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VIGILI DEL FUOCO DI ROVERETO
Via Abetone, 54 38068 ROVERETO (TN) TEL.0464-432333 FAX 0464-423608
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STORIA DEL CORPO
Prima metà del diciannovesimo secolo. Un salto nel tempo di circa 150 anni.
Allora nella nostra città non esisteva un corpo di pompieri organizzato e capace
di regolare statuto, esistevano invece i "brentari", volontari occasionali che,
allo scoppio di un incendio si caricavano sulle spalle appunto una "brenta",
cioè un recipiente di legno pieno d'acqua, che spargevano poi sull'incendio
servendosi di speciali mestoli pure di legno. Poco prima del 1850 i brentari
cominciarono a sparire e fecero la loro timida apparizione le prime pompe
antincendio a mano.
Fu così che alcuni cittadini costituirono nel 1851 un gruppo di 28 elementi addetti
allo spegnimento dei fuochi che eventualmente scoppiassero in città o nelle zone
circostanti". Gruppo per altro autonomo, non ancora organizzato militarmente, e privo
di statuto, di cui incartamenti dell'epoca documentarono l'opera prestata in occasione
di un incendio del 1953 a casa Omenigrandi alla Madonna del Monte.
!4 anni dopo, precisamente nel 1867, il gruppo venne scelto e fu finalmente organizzato,
per merito del comune, l'attuale Civico Corpo dei Volontari Vigili del Fuoco, che ebbe
come suo primo comandante il sig. Riccardo Frizzi e la cui sede fu stabilita in municipio.
Le divise di quel tempo, completi da parata s'intende, erano di colore blu, e di netta
foggia italiana, molto simili a quelle della banda cittadina che poi le autorità competenti
austriache impedirono d'indossare.
L'attrezzatura era molto scarsa: un solo carro attrezzi di legno trainato da una pariglia
di cavalli e tre pompe a mano aspiranti e prementi ( di quelle che muovendo una leva a
stantuffo aspiravano l'acqua da una fontana e la spingevano fuori dall'idrante ) poggiate
ciascuna su di un carrello a due ruote.
Quando scoppiava un incendio, i casi erano due: o questo era di una certa entità ed allora
si attaccava una pompa alla parte posteriore del carro attrezzi e si partiva al galoppo,
o non lo era e allora due vigili dovevano trasportare l'"aspirante e premente" correndo
a piedi per le vie della città preceduti, sempre di corsa da un trombettiere e seguiti
dai loro compagni.
Nel 1883 Riccardo Thaler sostituì Frizzi al comando del corpo, la sede fu trasferita nel
cortile interno di casa Bartolini in via della Terra, venne costituito un corpo di guardia
continuato per tutte le 24 ore ed altre pompe a mano più moderne presero il posto di quelle
precedenti ormai antiquate. Riccardo Thaler portò cuciti sulla sua giubba i galloni di
comandante fino al 1897.
Nel periodo successivo dal 1897 al 1902, in cui fu capitano Guido Angheben, l'attrezzatura,
la sede e le divise del corpo rimasero le stesse.
Nel 1902 Angheben venne sostituito da Giuseppe Cobelli un uomo dal cipiglio severo e
aristocratico che stette a capo dei pompieri fino al 1915.
In quei tredici anni cambiarono le divise, sempre blu ma di taglio diverso, con blusa a
sboffo e calzoni entranti in stivaletti di cuoio, il Corpo partecipò a numerosi ritrovi
pompieristici a Trento, Arco, Riva e Torbole. Si eseguirono anche delle manovre settimanali
a freddo nelle vie della città, per far conoscere ai singoli elementi i punti ove era possibile,
in caso d'incendio, raccordare le pompe con la rete idrica.
1915. Ha inizio la prima Guerra Mondiale. La città viene evacuata. Tra i pochi che ancora vi
rimasero, Pietro Tamburini, il nuovo comandante, che per tre lunghi anni, fino alla fine del
conflitto, accudì con soli 5 subalterni a tutti i servizi inerenti al suo compito.
Passò anche la guerra, rovereto divenne italiana e i primi pompieri militari che passarono
dalla nostra città lasciarono al Corpo, capitanato dal Sig. Viassoto, una delle prime pompe
automatiche costruite in quei tempi, la Demanresa ed una Fiat 15 TER.
Due anni dopo, nel 1920, Viassoto cedde la sua divisa all'ingegnere comunale, Andrea Galvagni,
che la indosso fino al 1955. Nel clima febbrile di ricostruzione e di italianizzazione, che
prendeva tutto il Trentino in quel periodo, ci si accorse che la Manresa regalata dai
militari non bastava da sola, e quindi si provvide a comprarne un'altra. Con essa si
acquistarono pure due Fiat, una 18 BL ed una 15 TER, un'autobotte Ceirano da due metri cubi
di capienza, e divise nuove ( le precedenti erano andate tutte perdute ) di colore grigio
verde quelle per le esercitazioni, di colore blu con galloni verdi e gialli quelle da parata.
Il corpo cominciò anche a partecipare a numerosi concorsi, vincendo una medaglia d'argento
per le gare obbligatorie, al convegno di Riva del Garda del 1923, una medaglia d'oro nel
1928 al concorso internazionale di Torino, una d'argento per manovre collettive e una coppa
per intervento con numerosa squadra un anno dopo al convegno nazionale di Padova, e una di
bronzo per le tre Venezie del 1930 a Trento.
Frattanto l'attrezzatura fu ulteriormente migliorata e potenziata. Si acquistaro due pompe
Drouville ( molto più leggere e maneggevoli della Demanresa ) rispettivamente da 600 e 1200
litri, fu aumentato il numero delle tubazioni che raggiunsero i te chilometri di lunghezza
e venne arricchito il parco macchine con nuove autopompe e vetture attrezzi.
Poi, nel 1940 di nuovo la guerra. Il nostro Corpo, come tutti quelli esistenti in Italia,
divenne statale e fece parte dell'Ottantacinquesimo il cui comando era di stanza a Trento.
E quegli anni furono duri per i nostri vigili. Alcuni vennero mandati a Roma, Genova, Milano,
altri rimasero qui a spegnere incendi o a rappezzare rotture de acquedotto provocate dai
bombardamenti aerei rischiando la pelle ad ogni uscita dalla caserma che nel frattempo era
stata posta nella sede di via Calcinari. Finalmente venne il '45 e la bandiera della pace
fu issata sui più alti pennoni. Il Corpo dei nostri pompieri un po' alla volta si ricostituì:
arrivarono i compagni mandati a Roma, Genova, Milano fu cambiata e potenziata l'attrezzatura,
tutto insomma tornò alla normalità. Dieci anni dopo, nel '55, l'Ottantacinquesimo fu sciolto,
i Vigili della nostra città ridiventarono comunale e il loro comando fu preso dal ragionier
Pietro Armani fino al 1964 e quindi dal geometra Tonolli. Successivamente dal ragionier
Cavalieri, geometra Battisti, Gianfranco Arman, ing. Piccinni Paolo fino ad arrivare ai nostri giorni
con il comandante Denis Tovazzi.
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